2016

SOME IDEAS TO LEAVE NO TRACES


GIULIA GAZZA / FRANCESCO ROMANELLI / MARCO VITALE

a cura di Roberto Lacarbonara

L’aspetto più insidioso delle comuni psicosi collettive è il tentativo insistente di rimuoverle, esautorarle o ignorarle. “Psicosi non scatenate” – le definiva il freudiano Lacan, o psicosi “fuori scatenamento”, “non-conclamate”, “compensate”, “chiuse”, “bianche”, “fredde”, “non deliranti”. Insomma, innumerevoli e ingegnosi sforzi per non lasciare tracce. installation site-specific / ex banca


2015

COSE PICCOLE


QUASI NIENTE | AM-PM

(progettoTOPPUNT)

QUASI NIENTE |AM-PM

(dal fruttivendolo)


Quasi niente | am-pm è un lavoro pensato per un luogo situato a pochi passi da casa, un luogo che ho osservato giorno per giorno mentre percorrevo la via nella quale è situato.  E’ un bel posto, uno di quei posti in cui rivedi e rivivi esperienze quotidiane fatte di chiacchiere. Un posto pieno di colori e profumi, aromi della terra, un posto umile e di tutti. Non volevo violare la quotidianità del posto. La sacralità del lavoro. Ritenevo giusto condividere con rispetto un semplice atteggiamento con quello che la (casa) poteva offrire. Ho scelto il fruttivendolo vicino casa, ma in fondo è il fruttivendolo di chiunque.  E’ il luogo/spazio che tutti hanno a portato di mano, la zona che tutti abbiamo e che tutti difendiamo perché è così. Il lavoro che ho pensato è solo un meccanismo.  Niente di sofisticato. Niente di tecnologicamente sensibile alle percezioni odierne. E’ solo un orologio. F.R.

QUASI NIENTE | FILO D'ARIA


Su due tasselli prismatici di legno (pezzi di risulta dei lavori precedenti), situati a pochi metri l’uno dall’altro, hai collocato due lattine (aperte da un lato). In una delle due hai sistemato un piccolo lettore mp3. L’altra è vuota. Le basi chiuse delle due lattine sono collegate da un filo. Il lettore mp3 emette (in loop) il suono di un respiro umano (è il respiro di una delle tue nonne). L’installazione è collocata all’aperto, nelle Murgie baresi (dintorni di Andria). Una delle due lattine funziona da emittente, l’altra da ricevente. Il filo trasmette il suono (contribuisce a trasmetterlo in una direzione). Una è assimilabile alla bocca, l’altra all’orecchio. Hai costruito e messo in scena, con materiali recuperati e ready made, una connessione. O, meglio, una risonanza. (…) c’è una componente visiva (i due barattoli collegati col filo e poggiate su due basi di legno), una sonora (il respiro - della nonna materna) e un contesto (la campagna delle Murge). Questi tre elementi, che lo schema separa, concorrono all’evento artistico attuale. Che riprende i tuoi precedenti lavori, in cui emergeva la messa in discussione della validità della visione (e quasi l’indicazione di un’azzeramento). La riproposta si carica di nuovi elementi significativi: il suono e l’aperta campagna. È il caso, ora, di focalizzare l’attenzione su questi elementi. Il suono è il respiro, un suono che precede la parola e che la sostiene quando è emessa, un suono primordiale che dice (senza sovrastrutture di alcun genere?) l’inspirazione (da fuori a dentro) e l’espirazione (da dentro a fuori). Il respiro, l’accadimento che forse più di ogni altro dice l’essere vivi, la vita. (…)

(testo di M. Grecuccio)

QUASI NIENTE


(…) un filo teso verticalmente tra l’anello del centro della volta e un ago infilzato (alla lettera) nel pavimento (in una fuga). L’ago non tocca il suolo, lo infilza. Questa installazione è completata da un altoparlante, che può riprodurre oppure no, un file sonoro. Il file restituisce (in loop) una versione apocrifa (è di Hemingway) del paternoster (Sia fatto il tuo nulla) recitata da un’uomo (tuo padre).  

(testo di M.Grecuccio)


C’è un ago, quasi nascosto, tra una lunga trave di legno e la vetrina della galleria. Un oggetto misterioso, denso di memorie e simbologie, che si incunea fino a scomparire all’occhio distratto. E poi ci sono gli equilibri, calibrati con una progettualità studiata, che ritmano lo spazio espositivo fino a rimodulare la percezione stessa degli ambienti. La scultura di Francesco Romanelli si relaziona con rigorosa attenzione con gli ambienti in cui viene ospitata e per cui viene concepita. Al minimalismo estremo, associa l’utilizzo di materiali caldi come il legno, recuperato da depositi o dalla distruzione di opere precedenti. Il risultato, come accade in molte pratiche recenti in Italia e all’estero, è un revival consapevole di talune esperienze poveriste, a conferma dell’attualità di determinate intuizioni.     

(testo di Lorenzo Madaro) 

http://issuu.com/mmmotus/docs/spagine_della_domenica_71

QUASI SUPERFICIE | 1960

 PROGETTO IMMERSIONE CONTINUA | STANZA


Il lavoro iniziato il 13 gennaio 2015 è parte di un progetto più ampio dal nome: (IMMERSIONE/continua), a differenza però di quest’ultimo, che vede l’immersione di tubi di cartone in spazi/luoghi sempre diversi e con un tempo limitato all’immersione stessa, nel progetto (IMMERSIONE/continua - stanza), ho focalizzato l’attenzione ad un unico posto, una stanza senza tetto, sita sulla terrazza della mia attuale abitazione, favorendo una costanza e coerenza di lavoro quasi quotidiana, sicura. Il progetto prevede, dunque, l’immersione di tubi di cartone da me realizzati, all’interno/esterno di una stanza, un tempo funzionale, oggi spazio/luogo residuale. Le immersioni sono quattro, disposte in punti e tempi diversi, osservate quasi quotidianamente attraverso lo scatto fotografico. Il paesaggio preesistente, non funzionale, dove vive il silenzio, ha determinato la nuova natura dei cartoni. Distante dal rumore, una nuova geografia segue una mappa improvvisata e inventa un mondo. I cartoni così installati saranno visibili dalla soglia della porta, non oltrepassandola. Uno alla volta e attraverso l’utilizzo di cuffie isolanti che ricreino un senso di ovattamento sonoro è possibile osservare ciò che resta dopo circa tre mesi in cui la forma dei cartoni lascia ormai spazio a stratture deformi, risultato di un adattamento con l’ambiente. Il termine del progetto non è una vera e propria conclusione ma nasce da un senso pratico, tuttavia ciò non toglie il valore continuativo che connota il lavoro. Come diceva Lalla Romano “Non c’è conclusione perché il tempo continua. Procede e ritorna. Tale è il ritmo.” In questi tre mesi, nel silenzio dei pomeriggi soleggiati o in quelli piovosi e pieni di vento, la mattina prima di un viaggio, tra l’erbaccia e le piastrelle vecchie in una stanza senza tetto e senza tempo in cui il rumore del quotidiano non scandiva il presente, ritrovavo il ritmo e la sua continuità in una geografia silenziosa. Un paesaggio continuo. Il mio , la stanza.


PROGETTO IMMERSIONE CONTINUA 


Il progetto IMMERSIONE/continua vede l'azione iniettiva e continua di tubi realizzati in cartone cannetta ed elastici in ambienti sempre diversi, attraverso un omeomorfismo sull'immagine. Il primo spazio (tubi in cartone) immerso continuamente o con continuità nel secondo, dotandosi della topologia indotta dallo spazio ambiente.

 

Località/San Cataldo (lecce,Italia)

Località / Monteruga (Puglia-Italy) 03-12-2015

ambiente 1

ambiente 2

ambiente 3 

interno 12

PROGETTO POSET



(...)con il progetto Poset opera su grandi cartoni retinati. Di ogni reticolo, Romanelli ha colorato di bianco un preciso numero di spazi, con un metodo che guarda alla progressione e alla scansione fisica e temporale degli spazi medesimi. È una questione di ritmo, di giochi di forza tra pieni e vuoti, sempre però scanditi da un rigore geometrico ed esistenziale, che non lascia niente al caso, adottando principi matematici nell’atto progettuale e in quello esecutivo. Il risultato si compone di grandi fogli da osservare nella loro totalità e nei dettagli puntuali che ribadiscono la natura introspettiva dell’opera stessa.(...) L.M.



https://vimeo.com/165165789

https://vimeo.com/165144889